Libri

La sfida di Challenger

“Io sono un missile/Ho sfiorato più di mille volte l’atmosfera/E ora sono inutile”: così recita il verso di una canzone dei Pop_X, Io centro con i missili. Avrei potuto citare mille altre canzoni sullo spazio, ma questa è particolarmente pertinente dal momento che Challenger, il romanzo di Guillem López illustrato da Sonny Partipilo, è la storia vera del disastro dello Space Shuttle Challenger, esploso subito dopo il decollo da Cape Canaveral il 28 gennaio 1986.

O meglio: è la storia di ciò che accadde a Miami il 28 gennaio 1986, nelle ore precedenti e successive al lancio e alla tragica distruzione dello shuttle.

Sul sito ufficiale dell’editore, Eris, si legge la seguente sinossi del romanzo: “28 gennaio 1986. La navetta spaziale Challenger esplode in diretta televisiva sopra il cielo della Florida. Dal decollo all’esplosione passano 73 secondi. Guillem López sceglie 73 storie diverse, frammenti di vita di persone che si muovono tra Miami e i suoi dintorni, mentre lo shuttle viene preparato e lanciato, mentre continua a esplodere all’infinito sugli schermi televisivi. Un romanzo di 73 capitoli, un puzzle di eventi apparentemente scollegati, una catena di interconnessioni in una matematica del caos che genera un meccanismo perfetto, dove ogni episodio è la piccola rotella di un ingranaggio sempre più complesso. […]”  

In breve: prendete Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino, con i suoi capitoli-incipit, metteteci un contesto storico e un po’ di fantascienza e voilà, il romanzo è servito. Non fraintendetemi, nel complesso Challenger non mi è affatto dispiaciuto: mi aspettavo forse qualcosa di molto più innovativo, contando che insieme al libro viene fornita una mappa della città di Miami dove è possibile seguire gli spostamenti dei personaggi e segnare su una linea temporale l’ordine degli eventi. Memore di Ship of Theseus, mi aspettavo che consultare la cartina fosse un passaggio fondamentale per comprendere la storia; però mi sono presto resa conto che è assolutamente accessoria, con mio grande disappunto e delusione.

Nella sostanza, ogni capitolo è una rotella dell’ingranaggio complessivo, rendendo l’opera un romanzo corale nel quale non sono i singoli a parlare, ma la metropoli stessa. All’inizio di ogni nuovo segmento leggiamo il protagonista di quella particolare sezione, il luogo in cui si verificano i fatti, l’ora; inoltre le suggestive e minimali illustrazioni di Partipilo contribuiscono a creare la giusta atmosfera di lettura. Senza dubbio l’aspetto più innovativo è che ogni storia sia collegata almeno a un’altra, rendendo Challenger una sorta di puzzle da risolvere, una sfida – come del resto dichiara il titolo, dal momento che in inglese to challenge significa, appunto, sfidare.

A parer mio, questa sfida consiste anche nel porre il lettore davanti alla domanda: questa cosa è successa davvero? Oppure: è verosimile che questa cosa sia successa davvero? Il dubbio si pone a causa della dichiarazione iniziale dell’autore, che sostiene che tutti i fatti e i personaggi presenti nel romanzo siano realmente esistenti o esistiti. Certo nessuno fatica a credere all’esistenza, per esempio, di un’infermiera, di un gruppo di studentesse, di un poliziotto: ma chi vi scrive per esempio ha delle riserve su strani portali, su insetti alieni e mostri nelle fogne. Tuttavia il dubitare di ciò che si legge o di accettarne la veridicità nel contesto della fiction fa parte dell’esperienza di lettura, e dunque la dichiarazione autoriale iniziale ha perso per me significato dopo i primi due capitoli. Ovvio che ciò che accade in un libro sia reale nella storia.

Nel complesso, Challenger è un libro godibilissimo, che non si sento di classificare in nessun modo: a parte la cocente delusione per la cartina, è una lettura senza pretese eccessive e piacevole, fluida nel suo complesso ma piuttosto ricercata nella sua struttura. La voce della città, con le sue ombre e le sue luci, si fa sentire con forza dalle pagine del romanzo: e l’ultimo capitolo, l’unico davvero dedicato allo shuttle, corona il perpetuo rincorrersi dei personaggi per le strade di Miami e delle loro vite accarezzate, o travolte, dal disastro.

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