Libri

S.: indagini di carta

Immaginate di trovare un libro in biblioteca. Iniziate a leggerlo, facendovi guidare da alcuni appunti sui margini delle pagine: iniziate a capire che c’è un mistero intorno all’identità dell’autore, e siete incuriositi. Alla fine del romanzo, prendete la penna e scrivete qualcosa sul frontespizio: un messaggio per il lettore precedente/successivo, nella speranza che possa leggerlo e magari confrontarsi con voi. Riponete il volume al suo posto, finché un bel giorno non lo riprendete in mano e trovate una risposta vicino alle vostre righe. Iniziate così una stranissima conversazione con uno sconosciuto, con il quale iniziate a indagare sul misterioso autore del romanzo.

Questa è la struttura alla base di S. Ship of Theseus (S. La nave di Teseo in italiano), concepito da J. J. Abrams e scritto da Doug Dorst; il punto è che i due non si sono limitati a raccontare questa storia, ma l’hanno creata fisicamente

Questo libro non si legge per il contenuto, che non è nulla di troppo innovativo o sconvolgente: si legge e soprattutto si possiede per la sua fisicità, portando il concetto di feticismo per la carta stampata ad un livello totalmente nuovo e innovativo. Il volume infatti è inserito all’interno di un astuccio nero, con una grande S stampata sopra; dopo aver rotto una sorta di sigillo il lettore si ritrova in mano un libro da biblioteca, con tanto di timbri per il prestito e etichetta identificativa, pieno di appunti a margine scritti con colori diversi e diverso materiale (cartoline, foto, articoli di giornale, fotocopie) lasciato tra le pagine.

Ci sono due storie in S.: quella del romanzo vero e proprio, scritta dal misterioso V. M. Straka del quale pochissimo si sa, e quella dei due lettori, che con i loro appunti indagano sull’autore e si raccontano le loro vite. Questa seconda linea narrativa è distinta a livello cronologico dal colore dell’inchiostro con il quale si sviluppa la conversazione: una volta capito i diversi livelli cromatici, è tutto un po’ più semplice. Ma solo un po’, perché chiunque abbia cercato di leggere un romanzo senza farsi distrarre dalle osservazioni segnate a bordo pagina sa di cosa sto parlando.

La difficoltà di lettura sta proprio nella sua organizzazione: leggo tutto il romanzo e torno indietro per le note oppure leggo tutto insieme? E di tutti gli inserti cosa me ne faccio? Non è semplice, e anzi, crea molta confusione, ma crea tuttavia una grandissima libertà di lettura. S. non è un libro da portare con sé in metropolitana o in treno: va affrontato con calma, ogni oggetto va studiato e possibilmente ricordato, dal momento che capita spesso di rimbalzare da un capitolo all’altro senza soluzione di continuità.

Ciò che mi ha affascinata di più, nella lettura, è che si porta l’idea di fisicità del libro ad un livello totalmente nuovo: in questo caso il volume è un oggetto, una specie di caccia al tesoro di carta, che crea però degli spazi fisici all’interno dei quali è possibile muoversi. Non è tanto il contenuto scritto ad affascinare, quanto la sua forma, intesa non come prosa ma oggetto, come pagina stampata e come inserti da utilizzare allo scopo di risolvere un enigma. Questo libro diventa uno strumento, non un semplice contenitore di parole: è una mappa del tesoro, anche se non sappiamo bene cosa stiamo cercando. È un viaggio non solo metaforico all’interno della storia, ma fisico: la libertà di scegliere anche l’ordine di lettura dei vari contenuti permette ad ogni lettore di seguire il proprio percorso personale all’interno della vicenda, svincolandolo così dalla tradizionale “sudditanza” nei confronti dell’autore e del testo stesso.

In conclusione, se cercate un libro da possedere, toccare e sfogliare prima ancora che da leggere, S. Ship of Theseus vi renderà felici, felicissimi anzi, di aver trovato qualcosa di davvero innovativo.

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