Film, Libri

Quando il cinema diventa letterario

Uno dei più grandi crucci di ogni lettore, si sa, è andare al cinema a vedere film tratti da romanzi. Nella maggioranza dei casi ci si siede in sala pensando “sicuramente è meglio il libro; chissà che cavolata ne hanno tirato fuori” e via discorrendo. Il problema è che, purtroppo, ha spesso ragione: le trasposizioni cinematografiche dei libri, in moltissimi casi, sono deludenti. 

Già vedo le facce contrariate di molti: lo so anche io che cinema e letteratura sono due cose diverse, con due diversi linguaggi, con due diverse estetiche. Ovviamente nella “traduzione” da un medium all’altro ci sono modifiche, perdite, aggiunte: ma il nostro lettore interiore, pur sapendo tutte queste cose, si indigna e si agita sulla poltroncina, masticando incupito i suoi popcorn pagati una fortuna al bar del multisala.

La buona notizia, però, è che non sempre è così. Ci sono casi, come Animali notturni di Tom Ford, in cui la natura della storia, per quanto piegata e adattata al nuovo supporto, viene rispettata e anzi esaltata. Il film prende ispirazione da Tony e Susan di Austin Wright: il romanzo gira tutto intorno all’esperienza di lettura di Susan, che riceve dall’ex marito un manoscritto che parla, in maniera metaforica, del loro matrimonio e della sua disfatta. Certo, non è la prima e non sarà l’ultima volta che si entra nel discorso metaletterario, ovvero in situazioni nelle quali la letteratura riflette su se stessa; è innovativo però il taglio, il ritmo trascinante, la capacità di raccontare ciò che sta facendo un lettore ad un altro lettore, che probabilmente farà le stesse cose. Tony e Susan è una matriosca sia concettuale che temporale, nella quale il libro è un grande contenitore che contiene altre storie, tutte intrecciate inestricabilmente tra di loro – e i loro nodi formano il tessuto della narrazione.

Sarà chiaro, a questo punto, quanto sia azzardato girare un film ispirato a questo libro. Eppure Ford ci è riuscito. Ogni modifica che ha fatto è funzionale al messaggio letterario di partenza: ecco a voi un lettore, ecco a voi le sue reazioni, ecco a voi un matrimonio ormai finito che diventa un romanzo violentissimo, dove la vendetta sembra essere l’unica via d’uscita. Qualche ruolo cambia, e l’ambientazione è più patinata del romanzo; alcune azioni sono diverse, alcuni personaggi ci sono e altri no. E tuttavia la sensazione che si ha è la medesima: Ford e Wright, con linguaggi diversi, raccontano cosa voglia leggere, ma anche cosa voglia dire guardare, e osservare. Nessuno dei due ha la presunzione di dare una definizione universale e definitiva di lettura, ma entrambi mostrano con la medesima sensibilità come sia possibile scriverne e parlarne in maniera assolutamente coerente e pragmatica, senza perdersi in strane definizioni critiche che sono più adatte, secondo chi vi scrive, a rimanere chiuse tra le pagine di manuali universitari da dimenticare.

E così forse, questa volta, il nostro lettore interiore si metterà più comodo in poltrona e si godrà il film.

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