Serie TV

Big Mouth, la pubertà secondo Netflix

Lasciamo perdere tutto il romanticismo legato a diventare signorina o ometto, ragazzi: la pubertà fa schifo. Brufoli, peli, cattivi odori, cambi di umore… e cambiamenti fisici. E nonostante questo sia uno dei momenti più traumatici nella vita di un essere umano, nessuno è adeguatamente preparato: non si sa bene cosa aspettarsi e normalmente quello che succede è peggio di quello che ci si immagina.

Big Mouth, con ironia e non qualche ammiccamento, racconta proprio di questo: del trauma di diventare adulti, con tutto ciò che comporta. I protagonisti sono cinque ragazzini delle medie alle prese con sessualità, eiaculazioni notturne (e non solo), masturbazione, mestruazioni, strane creature chiamate MostrOrmoni e fantasmi strampalati sempre pronti a dare qualche strampalato consiglio. In Big Mouth gli adulti sono entità parallele ai ragazzini, incapaci di spiegare loro cosa sta accadendo nelle loro vite e lasciandoli di fatto soli ad affrontare i cambiamenti: come faccio a capire se sono gay? Perché il mio amico si è già sviluppato fisicamente e io no? Cos’è il Monte di Venere? I nostri eroi dovranno trovare queste risposte da soli, guidati da mostri ormonali assai volubili – e piuttosto arrapati – e dallo spirito di Duke Ellington, che si aggira nella casa di uno dei protagonisti.

Tutto è molto esplicito, anche a livello grafico: la serie animata non ha grandi censure, ma è giusto così. Il punto di vista è sempre quello dei ragazzini, e per questo motivo spesso ciò che accade viene esagerato e distorto, creando un prodotto divertente che tuttavia comunica il disgusto e la confusione dei protagonisti di fronte alla pubertà.

Se i primi episodi si concentrano soprattutto sulla conoscenza del proprio corpo, gli ultimi invece esplorano il concetto di sessualità – e di quanto possa essere pericoloso essere lasciati soli in questa esplorazione. Big Mouth mette in evidenza, per esempio, il problema della pornografia: a tredici anni è fin troppo facile abusarne, soprattutto se non c’è da parte dei genitori e dalle scuola un’adeguata educazione a riguardo. Però attenzione: il messaggio non è “non guardare film porno”, ma “non guardare troppi film porno, soprattutto perché non sai ancora nulla di sesso e questo potrebbe essere un modo sbagliato per imparare”.

Big Mouth è ben lontana da qualsiasi moralismo o giudizio, presentando una vastissima gamma di situazioni da “vita vera” in dieci episodi, dalle più tipiche alle più estreme, il tutto rccontato con un tono scanzonato e ironico che fa sembrare la pubertà una cosa a tratti tragica, a tratti quasi divertente. Quasi.

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