Film

Una zoppicante distopia

L’idea di distopia, ovvero di una realtà peggiore rispetto a quella nella quale viviamo, non è certo nuova in cinema e letteratura. Non molto tempo fa recensivo The Handmaid’s Taleche presenta appunto un mondo plausibile ma, ad oggi, inesistente (forse). Proprio perché non è un argomento nuovo, è necessario, a parer mio, presentarlo in maniera fresca e innovativa, per non rischiare di incappare nella banalità.

Questo è secondo me il difetto di The Bad Batch, film Netflix che lo scorso anno ha vinto a Venezia il Premio speciale della giuria. L’inizio è assolutamente disturbante: la giovane Arlen viene rilasciata dal Bad Batch, luogo non meglio identificato, in mezzo al deserto. Dopo pochissimo viene catturata da un uomo e una donna che la portano in una specie di accampamento, dove scoprirà prestissimo di essere letteralmente carne da macello. Privata di un braccio e di una gamba, la ragazza riesce a scappare per rifugiarsi in una piccola isola felice dove non si pratica il cannibalismo, ma si assumono droghe in grandi quantità per permettere a un Sogno non meglio identificato di entrare nelle proprie vite. Arlen, insoddisfatta, esce alla ricerca della sua vendetta, ritrovandosi però incastrata in una situazione potenzialmente fatale.

Da un certo punto in poi, quando entra in scena una sorta di storia d’amore, il film si banalizza sensibilmente: certo, in un mondo così (del quale peraltro si sa davvero pochissimo) il romanticismo è un concetto quasi astratto, però nell’economia della storia ho trovato la scelta un po’ banalizzante. Alla fine questa distopia diventa l’ennesima love story, ed è un peccato; bisogna però ammettere che il sentimento è più intuito che manifestato, lasciato nell’aria per un po’ prima di essere concretizzato, e questa sicuramente è una tecnica saggia e in fondo vincente.

In compenso, ho molto apprezzato regia e fotografia: la scelta di girare tutto il film in mezzo al deserto ha permesso di creare un ambiente fuori dal mondo e dal tempo, lasciando ancora più disorientato lo spettatore. Anche gli attori hanno contribuito alla buona riuscita generale del film: fisicamente riflettono moltissimo il loro profilo psicologico, stereotipando ma al contempo caratterizzando fortissimo ogni singolo personaggio.

I pochissimi dettagli forniti ma il largo spazio dato alle immagini rendono The Bad Batch un bel film distopico, molto denso, che rimane però troppo in superficie rispetto ai temi trattati e che avrebbe potuto, probabilmente, approfondire.

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