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È duro fare il dio, ma basta avere un po’ di Neil Gaiman

Uno degli argomenti probabilmente più delicati e controversi in letteratura, dopo il sesso, è la sfera religiosa. Spesso ci si “limita” a parlare di scontri religiosi, di cristianesimo, oppure ci si inventa mondi lontani e dimenticati nei quali gli dei sono entità distaccate, superiori, che non appartengono alla terra e ai mortali.

E se invece, per sopravvivere, gli dei dovessero nascondersi tra di noi e nutrirsi di quel poco che rimane dei loro culti? Cosa succederebbe? 

Questa è la domanda che si pone Neil Gaiman in American Gods, un romanzo coinvolgente scritto con incredibile maestria dallo scrittore britannico, a partire dal quale è stata creata una serie per Amazon Prime Video (di cui parlo qui).

Tutto ha inizio quando Shadow esce di prigione in anticipo: la moglie è morta in un terribile incidente stradale, e lui viene rilasciato prima dello scadere della condanna. Durante il viaggio di ritorno a casa un uomo sconosciuto, Wednesday, dimostra di sapere tutto su di lui e gli offre un lavoro misterioso, del quale non spiega nulla; dopo una rissa e una scommessa in un bar, Shadow accetta l’offerta, e inizia così un viaggio attraverso l’America e la sua storia alla ricerca degli dei antichi. Sì, perché l’obiettivo di Wednesday è quello di reclutare un esercito divino che possa combattere le nuove divinità, che rischiano di soppiantare gli antichi culti e cancellare così il nutrito pantheon americano, composto da entità sacre prese da ogni religione.

A questo bisogna aggiungere uno zombie, una promessa di morte, una truffa che si può fare solo in due, un bufalo che vive sottoterra, le quinte del mondo e qualche sacrificio qua e là.

Forse in maniera blasfema, oppure in modo estremamente spirituale, a seconda del punto di vista, la teoria di fondo di tutto il romanzo è: credere per creare. L’esistenza degli dei in America, di ogni tempo e provenienza, e garantita dalla presenza di qualche credente: le divinità vengono portate dalle menti dei padri pellegrini, dei Vichinghi, degli schiavi africani, degli immigrati irlandesi, insomma da tutti coloro che hanno una fede in qualcosa. O in qualcuno. E questo basta a alimentare vecchie entità o crearne di nuove; la società moderna predilige nuovi idoli, come Internet, Media, Tecnologia, che sono il nuovo pantheon da combattere per poter riacquistare potere e credibilità.

Non è un discorso scontato, quello di Gaiman. Per lui l’America rappresenta un luogo caotico e privo di ordine e religione e al contempo la terra dei sogni e delle promesse, dove ogni cosa è possibile, anche che gli dei camminino insieme ai mortali per le strade di una grande metropoli o di una piccola cittadina. Il suo stile morbido, lirico ma non pesante, la sua puntualità espressiva gli permettono di arrivare in profondità in un discorso che a livello narrativo rimane solo accennato, dal momento che il cuore della storia è l’odissea di Shadow. Non si dice mai nulla esplicitamente: è tutto sottinteso, ma senza lasciare al lettore la sensazione di fare supposizioni o ipotesi azzardate. Seguendo il protagonista ogni pezzo del puzzle va naturalmente al suo posto, rivelando al contempo un “sottodiscorso” più interessante,a parer mio, della trama in superficie.

Insomma: leggere per credere.

 

 

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