Serie TV

American Gods, la serie

Dopo aver letto il romanzo American Gods (di cui parlo qui), ho provveduto a guardare la prima stagione della serie su Amazon Prime Video.

Non mi perderò troppo in considerazioni sulla trama, che è la medesima del libro: Shadow, appena uscito di prigione, deve affrontare non solo la morte della moglie, ma viene anche trascinato in una serie di assurdi eventi orchestrati dagli dei in guerra. Anche il tema, ovvero una sorta di “credere per creare”, è lo stesso. Cambia medium, però, e cambia il linguaggio, e con esso si perdono e si acquistano una serie di elementi.

Innanzitutto, l’impatto visivo: sembrerà una sciocchezza o un’osservazione scontata, ma non bisogna sottovalutare l’immediatezza delle immagini sulle parole. Vedere American Gods mette subito in chiaro molte delle caratteristiche dei personaggi, che vengono invece svelate una ad una nel romanzo; ovviamente questo ha permesso ai creatori di prendersi diverse licenze. Shadow, per esempio, risulta essere quasi un tenero cucciolone, un po’ tonto, grosso e di buon cuore: nel libro la sua personalità è più sfaccettata, più tenebrosa, più profonda. Mr. Wednesday diventa un carismatico vecchietto, al posto di un eccentrico truffatore; Laura è un’insopportabile carogna, sia in vita che in morte, molto più definita e dettagliata che nel libro.

Il pantheon presentato si allarga, dando spazio a personaggi secondari o addirittura aggiungendone di nuovi: al dio del fuoco Vulcano, non contemplato nel lavoro originale di Gaiman, è stato dedicato un intero episodio. Mad Sweeney, figura marginale, nella serie diventa uno dei personaggi più importanti e imponenti, estremamente sfaccettato e ricco di sfumature. Bilquis, sfortunata regina di Saba del romanzo, diventa una traditrice e personaggio di potere non indifferente sul piccolo schermo. Per quanto queste modifiche mi infastidiscano vagamente, soprattutto a livello di stravolgimento delle caratteristiche dei diversi protagonisti, capisco e condivido la scelta di sceneggiatori e produttori: allargare il mondo di American Gods è una scelta vincente, poichè permette di approfondire alcuni aspetti della trama che altrimenti sarebbero rimasti occultati se non addirittura cancellati.

Molto intelligente l’idea di presentare all’inizio o alla fine  di ogni episodio una delle divinità presenti, esattamente come accade in alcuni intermezzi nel libro: in questo modo si contestualizza la presenza di alcune personalità e si rende conto di pezzi di storia americana, ingrediente fondamentale tanto del romanzo che della serie.

Con una sola stagione all’attivo è ovviamente difficile capire dove American Gods voglia andare a parare: ma credo che sia un buon compromesso per chi ha amato il romanzo, come me, e per chi predilige un approccio più fresco alla materia religione o più semplicemente all’adattamento di testi scritti.

Quindi continuate a credere per creare, una tempesta sta arrivando.

Annunci

3 pensieri riguardo “American Gods, la serie”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...