Film, Serie TV

Sub urbe condita

Alla mia età, molti ritengono – non del tutto a torto – che “italiano”, nel cinema e nelle serie in particolare, sia sinonimo di “schifezza, mediocrità”, se non addirittura di “roba inguardabile mamma mia santa.”

E invece, ogni tanto, è bello venir presi in contropiede. Suburra, sia nella sua versione cinematografica che in quella per il piccolo schermo, è stata una piacevolissima sorpresa. 

Piccola precisazione: film e serie hanno regia diversa, benchè alcuni attori si “ripetano”, e a detta di tutti (me compresa) è meglio guardare prima il lavoro di Sollima e poi la produzione di Netflix: entrambe sono molto belle, ma il messaggio che arriva allo spettatore è ben diverso.

Iniziamo dal film: l’impatto politico è forte, fortissimo, quasi un pungo nello stomaco. Sollima non vuole creare un legame tra il pubblico e i personaggi, vuole rivelare cosa succede sotto la città di Roma, cosa accade tra le strade battute dai politici e dai ricchi. Suburra, qui, parla del non detto, di Mafia Capitale, lo fa senza pietà o ironia: ciò che mostra non può che avere un epilogo tragico, e si è quasi soddisfatti alla fine della fiera che facciano tutti una brutta fine. Non c’è spazio per la redenzione in questo film, girato con rabbia e precisione quasi maniacale, che ha come unico e solo scopo quello di rivelare cosa succede dietro le quinte della Città Eterna… e di tutta Italia, in fondo.

Nella serie, invece, il focus si sposta sui rapporti umani: certo, l’intrigo politico e lo “schifo” di fondo sono ben presenti, ma lo sono in modo diverso. Qui la vicenda prende le mosse dai personaggi, dalla loro psicologia, dai loro tormenti e desideri, e per questo vengono implicitamente giustificati per le loro azioni. Attenzione, la serie non è inferiore al film: pone però l’accento su quegli aspetti solo accennati nel lungometraggio, creando dinamiche complessissime ma fondamentali per la comprensione della trama. Le alleanze, i tradimenti, i silenzi vengono spiegati da un punto di vista strettamente umano, prima ancora che politico.

In generale, questi due prodotti si compensano perfettamente: le lacune dell’uno vengono colmate dall’altro, creando un filo conduttore e un’armonia di fondo che fidelizza lo spettatore, e soddisfa diverse esigenze del pubblico.

In ogni caso, state attenti a quello che succede sotto la Città Eterna.

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