Film

Una tragica commedia: The Disaster Artist

Immaginate di essere un attore e regista alle prime armi, di avere una disponibilità economica pressoché infinita, un ego smisurato e un’idea (brutta) per una storia drammatica. Immaginate di girare il film, di esserne l’attore protagonista, di coinvolgere il vostro migliore (nonché unico) amico nelle riprese, di spendere una quantità impensabile di soldi, di arrivare alla prima e scoprire che il vostro dramma in verità viene recepito come una commedia. Un film comico. Una roba per ridere. Una roba molto brutta. E proprio per questo geniale.

Questa è, in soldoni, la trama di The Disaster Artist, ultima fatica di James Franco che ne è protagonista e regista. E la cosa più assurda, di tutta questa storia, è che è vera: Franco ha preso ispirazione infatti da The Room di Tommy Wiseu, eccentrico quanto misterioso personaggio del quale si sa a malapena la nazionalità.

Pare che proprio la visione di questo “capolavoro” abbia dato ai fratelli Franco l’idea per il loro film; i due, interpretando uno Tommy Wiseu e uno Greg Sestero – amico e collaboratore di Tommy -, ricostruiscono il dietro le quinte di questo b-movie, ricreando sul set il rapporto complesso e sfaccettato che esiste tra i due.

La scelta dei fratelli di interpretare i due protagonisti della vicenda è stata oltremodo intelligente e studiata: il loro legame nella vita si riflette sul set, e a suo volta è speculare a quello tra Tommy e Greg, fatto di grandi slanci d’amore e di violente crisi. Bellissimo il cast, che sembra una copia carbone di quello originale: questo ovviamente amplifica l’effetto comico della pellicola originale, e conferisce un ulteriore valore al lavoro di Franco.

Non aspettatevi però un film fatto solo “per ridere”. Certamente non è un’opera intensa, pesante, o particolarmente impegnata, ma solleva delle questioni interessanti con la giusta leggerezza, senza però indugiare in moralismi o finali disneyani: il lieto fine c’è, ma ha il gusto del riscatto morale, della capacità di adattarsi. Questo film parla di come il cinema si percepisca e di come venga in verità percepito, e di quanto pubblico e critica abbiano effettivamente il coltello dalla parte del manico: poco importa il volere del regista, l’intensità attoriale, l’intento e l’obiettivo, è sempre la platea a decidere cosa farne di un’opera cinematografica. Nel bene e nel male.

Dopotutto, dicono sia più difficile far ridere la gente che farla piangere: e farla ridere con un film da piangere è sintomo di grandezza. Forse.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...