Serie TV

La droga come non te la aspetti

Negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda le serie TV, uno degli argomenti preferiti è diventata la droga. Due nomi tra tutti: Breaking Bad, che è diventato un vero e proprio fenomeno, e Narcos, altro prodotto di grandissimo successo targato Netflix. Oltretutto, da sempre il cinema sfrutta il tema per creare lungometraggi su mafia, dipendenze, denunce sociali varie… insomma, non è un tema nuovo o inesplorato.

Eppure, è un argomento ancora pieno di risorse – se adeguatamente sfruttato. Ozark, serie uscita la scorsa estate per Netflix, ne è la prova: oltre a concentrarsi sul riciclo di denaro e non sulla produzione o lo spaccio, riesce a raccontare il narcotraffico da un punto di vista nuovo, per quanto già visto ma mai approfondito davvero. I dieci episodi della prima stagione girano intorno a Marty Byrde, consulente finanziario che diventa un mago del riciclo di denaro sporco, che per un errore del suo socio si vede costretto a salvare la propria vita e quella della sua famiglia facendo una promessa quasi impossibile: trasferirsi sul lago Ozark, località turistica, e spostare lì la sua attività illegale. E ripagare il debito del suo defunto socio. E finire il lavoro prima dell’autunno, in tre mesi.

Marty deve inoltre gestire una moglie infedele, una figlia adolescente e un figlio più piccolo, che ha una strana passione per le armi e pare poco propenso a socializzare. Come se non bastasse, a Ozark si trova stretto da una parte dai produttori di droga locali, da un’altra dall’FBI, da uno strano vicino e da una famiglia di criminali autoctona. La situazione ideale per riuscire a riciclare denaro, insomma.

Evidentemente, la trama è estremamente ricca, tanto da far temere un’indigestione: eppure, ogni filo trova un suo posto nel disegno generale, e anzi ogni avvenimento contribuisce a creare la giusta tensione e curiosità nello spettatore, che si sente incalzato dal ritmo crescente della narrazione e dal turbine di eventi. Sconvolgente la qualità attoriale: Jason Bateman interpreta Marty Byrde in maniera magistrale, dimostrando di avere un certo talento per le parti drammatiche; anche Julia Garner, alias Ruth Langmore, nonostante la giovane età dà prova di una precisione e di un’intensità non da poco. Il cast in generale dà un’idea ben precisa dei personaggi, che anche con la loro fisionomia esprimono al meglio il loro carattere, valorizzando e accentuando piccoli difetti che li rendono assolutamente reali e verosimili.

Ovviamente ottima anche la regia: tutto è curato nei minimi dettagli, valorizzando la prova attoriale dei protagonisti e trascinando quasi con violenza lo spettatore nella realtà del lago Ozark; bellissima la fotografia, che dà uno spaccato veritiero di un’America rurale, fatta di contraddizioni anche geografiche prima ancora che culturali. Interessante anche la scelta di mettere, a inizio di ogni episodio, una specie di anticipazione dell’argomento trattato sotto forma di immagini stilizzate: non è subito chiarissimo, ma dopo i primi due episodi ci si ritrova a cercare di risolvere questo piccolo rebus e rintracciare gli indizi.

Insomma, Ozark è la serie sulla droga che non ti aspetti, e che attraverso la storia di una famiglia prima spezzata e poi ricomposta mostra una delle realtà più pericolose del nostro mondo, senza mai farla vedere davvero.

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