Film

Se una notte d’inferno un terrorista

Una volta, la gente aveva paura di morire per la peste. Per la guerra. Di morire di parto. Di una malattia incurabile. Di fame, di sete, di freddo…

Da qualche anno a questa parte, molta gente ha paura di morire di terrorismo.

Dall’11 settembre 2001 la nostra società è ossessionata da questa possibilità: conosco più di una persona che evita di recarsi in luoghi di interesse in occasione di particolari ricorrenze, o anche solo il sabato sera, per paura di un attentato. Rinunciare a una serata con gli amici per timore di una bomba, di un pazzo con un machete, di una macchina che investe la folla. Assurdo, forse, eppure è così.

Proprio perché l’argomento è così delicato parlare di terrorismo, nei film come nelle serie, è estremamente complesso: la soluzione più facile che fa contenti tutti è rappresentare i cattivi come esseri senza sentimenti, senza anima, pronti a tutto in nome di un qualcosa che varia a seconda del contesto, e che vengono puntualmente sconfitti dai buoni. Fine. Peccato che questo modo di parlare del problema, oltre a fomentare le paure delle persone, non tiene conto di un fattore importantissimo: anche i terroristi, per quanto privi di qualsiasi morale e indifendibili, sono degli esseri umani.

Nocturama, film del 2016 disponibile su Netflix, si concentra proprio su questo: l’umanità del terrorismo. Piccola premessa, assolutamente necessaria: non si parla mai di giustificazione, di perdono, o di redenzione. Mai. Gli otto protagonisti del film, dopo aver piazzato una serie di bombe in luoghi strategici di Parigi, non la fanno franca. Tutti loro, chi prima chi dopo, è costretto a confrontarsi con le conseguenze delle proprie azioni: e il conto è salato, salatissimo.

Le motivazioni, poi, sono volutamente vaghe: perché questo attentato? Perché Parigi, perché quei luoghi? Non si sa. La verità è che non è poi così importante, sapere il motivo: uno vale l’altro, quello che davvero conta è il gesto, non l’ideologia. In questo film il terrorismo è qualcosa di astratto, di universale, svuotato da qualsiasi connotazione politica o religiosa, e pertanto di qualsiasi senso. Lo spettatore decide che grado di gravità attribuire a questo gesto: non sappiamo se e quante vittime ci sono state, non sappiamo il movente, non sappiamo niente, e per questo motivo possiamo riempire gli spazi con ciò che vogliamo. Tutti potremmo, potenzialmente, avere un buon motivo per piazzare una bomba: già solo questo è un messaggio molto forte.

Questa idea è veicolata in maniera molto netta dall’andamento stesso del film: se la prima mezz’ora e di una lentezza quasi esasperante, il film decolla improvvisamente nella seconda parte, in un crescendo di tensione che arriva al climax finale. Le scelte di regia, di giocare con i doppi, con gli sguardi, con le luci e con gli stessi spazi è senza dubbio vincente: ci sono immagini di una potenza impressionante, che rimangono incollate nella mente dello spettatore, e talvolta hanno dei significati allegorici che risultano essere fondamentali per la fruizione del film.

Dopo aver piazzato gli ordigni, i protagonisti si ritrovano in un grande magazzino di lusso, che sarà il loro rifugio per la notte. E qui emerge tutta la loro umanità: la prima cosa che fanno è mettere la musica a tutto volume, provarsi abiti lussuosi, mangiare e bere vino costoso. Fingono insomma che non sia successo nulla: solo uno sguardo al telegiornale, ogni tanto, porta nei loro occhi il peso delle loro azioni.

E qualcuno ci pensa, alle conseguenze. Una delle ragazze è convinta di essersi fatta scoprire, uno dimentica la prudenza nell’ebrezza della fuga e invita dei barboni a entrare nel negozio, un altro ancora è convinto che quello che ha fatto sia l’unico modo per andare in paradiso.

Non c’è nessun tipo di giudizio, da parte del regista Bonello: solo la descrizione della reazione di un gruppo di persone ad un gesto orribile, insensato, eppure a loro detta necessario. Nessuno di loro, prima di passare all’azione, pensa davvero al significato del proprio gesto: solo a giochi finiti, quando ormai per tutti loro viene il momento di saldare il conto, in qualcuno c’è la presa di coscienza della follia della violenza, della sua inutilità. In altri invece permane la mancanza di percezione del pericolo, dell’immensità del proprio gesto: e non è forse questo un modo più realistico di dipingere il terrorismo e i terroristi che non i buoni vincono sui cattivi? Non è forse più utile rendere conto dell’elemento umano che non ostinarsi a spersonalizzare gli attentatori, ridurli ad una foto segnaletica al telegiornale? Secondo me, sì. Certo, è molto più difficile e insidioso. Il rischio è quello di dare giustificazione a gesti che giustificazione non ne hanno: eppure, Nocturama riesce a colpire nel segno, senza inutile moralismo, buonismo o perbenismo.

La verità è che in questo film, come nella realtà, non esistono i buoni e i cattivi. Esistono solo delle azioni, e delle reazioni. La vera condannata è la violenza, ma senza perdersi in frasi vuote come “Mi raccomando, fate i bravi, non picchiatevi e non mettete delle bombe in giro”. No: Nocturama dice piuttosto “Metti pure le bombe, e falle anche esplodere, se pensi sia giusto. Fai attenzione, però: questo avrà delle conseguenze su di te, e se parli il linguaggio della violenza facilmente ti verrà risposto allo stesso modo. E non sarai mai più quello che eri prima. Sempre che tu sopravviva, ovviamente.”

Forse, in fondo, sarebbe meglio morire di peste che non di terrorismo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...