Film

Una ruota piena di meraviglie

Wonder Wheel, essendo uscito nelle sale praticamente insieme a Star Wars VIII, non ha ovviamente attirato troppa attenzione. Ed è un peccato, perché benché non sia una grande fan di Woody Allen devo ammettere che questo film è un piccolo gioiellino che merita di avere la giusta considerazione. 

Coney Island, anni ’50: una giovane e bella ragazza, Carolyne, in fuga dall’ex marito mafioso, si nasconde a casa del padre Humpty, della sua compagna Ginny e del di lei figlio piromane. La vicenda viene introdotta e narrata dal bagnino Mickey, interpretato da Justin Timberlake, che ha una relazione con Ginny ma si innamora poi della più giovane e bella Carolyne. Insomma, un triangolo amoroso, che avrà conseguenze tragiche su tutti i protagonisti.

Sullo sfondo della vicenda l’attrazione dove lavora Humpty, la Ruota delle Meraviglie, continua placida il suo girare: la sua presenza viene continuamente ricordata allo spettatore dal cambio di colore e di luce delle scene, dovuto all’incessante movimento della ruota che sembra condizionare l’andamento della storia. Si potrebbe dire che, simbolicamente, il movimento circolare sia quello della vicenda stessa: alla fine del film la situazione ritorna allo status quo iniziale, benché siano accadute molte cose durante il giro. Lo spettatore sa sin da subito di dover prestare molta attenzione ai simboli: ce lo dice Mickey, aspirante scrittore, che dichiara subito di aver esagerato le cose e aver utilizzato un sistema di metafore e di rimandi.

La colonna portante dell’intero film però è assolutamente Kate Winslet, che interpreta Ginny: il suo personaggio, geloso, isterico, sospettoso, insoddisfatto e romantico, è il cuore pulsante di tutta la vicenda, rendendo il resto del cast quasi un semplice contorno – per quanto le prove attoriali di tutti siano assolutamente degne di nota. Ginny è folle, a tratti, ed è ossessionata dal rimorso di non essere stata capace di diventare una grande attrice: alla fine, per giustificare il suo fallimento, arriva a dire di vivere la sua esistenza recitando una parte, che essere una cameriera è solo un’interpretazione come un’altra.

Benché la vicenda sia piuttosto drammatica, Wonder Wheel non è assolutamente un film pesante, difficile da seguire e da digerire: la patina di finzione e di esagerazione che caratterizza gli ultimi film di Woody Allen lo rende assolutamente leggero, quasi superficiale, frivolo, a tratti finto. Degno successore (ma decisamente più convincente) di Cafè Society,  La ruota delle meraviglie incanta lo spettatore, trasportandolo in uno spazio e tempo lontani eppure vicini, rassicurandolo in continuazione sul fatto che ciò che sta guardando non è vero, è pura finzione.

E proprio perché è finto, può essere meraviglioso.

 

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