Libri

Rumore e distopie

Una delle cose più belle del Salone del Libro di Torino è che ci si imbatte in case editrici piccole e sconosciute, e, con un po’ di fortuna, capaci di dare soddisfazioni letterarie. 

Così è successo per me con Gorilla Sapiens, mai vista o sentita, che mi ha regalato dei bei momenti di lettura durante queste vacanze. Al loro stand, incuriosita soprattutto dalle copertine – sì, sono una di quei lettori che si lasciano incantare dalle copertine e ne vado piuttosto fiera -, ho comprato due volumi: una raccolta di racconti, Urban Noise, e un romanzo, L’occupazione. Queste due opere, lontane tra di loro eppure vicine per intenti e – ovviamente – per linea editoriale, mi hanno sorpresa in positivo.

Urban Noise parla dei suoni della città. Ma non solo quelli “scontati”, ma anche e soprattutto quelli più inascoltati, talmente di sottofondo da venir persi nel caos uditivo delle nostre vite. Tutti gli autori di questa piccola antologia raccontano un aspetto diverso del rumore cittadino: dalla sveglia molesta del vicino di casa al ticchettio cadenzato dei tacchi sul selciato, dal rumore silenzioso dei pensieri a quello tangibile delle automobili. Non tutti questi racconti mi hanno soddisfatta appieno: qualcuno l’ho trovato più debole, altri invece mi hanno convinta e sorpresa per il loro acume e per la loro freschezza.

Totalmente diverso è invece il romanzo L’occupazione, una sorta di distopia delirante, che sembra avere come morale una desolante assenza di morale. In un futuro (o un presente?) non meglio precisato gli Stati Uniti vengono invasi dall’Europa, oppure no, oppure è vero ma è il contrario… oppure è un complotto messo in atto dai programmatori di tutto il mondo? In questa grande confusione si svolgono le avventure di Jacob e Andreas, due programmatori che si trovano invischiati in strani eventi: satanismo, cospirazioni, sette informatiche, rapimenti e sparizioni. In un vortice assolutamente delirante, eppure niente affatto fastidioso o caotico, il lettore si trova costretto a lasciarsi portare dalla corrente della lettura, nella speranza di avere risposta alle sue domande a fino romanzo. Tranquilli, questo non accade.

Entrambe queste opere le ho trovate interessanti soprattutto perché provenienti dall’editoria indipendente, un mondo che troppo spesso viene “snobbato” a favore dei grandi nomi: forse la mia è stata semplice fortuna, ma ho trovato entrambi i libri estremamente freschi e intelligenti, voci alternative, ironiche, e intelligenti, che purtroppo per ragioni di diffidenza o di difficile reperibilità ci dimentichiamo di ascoltare. E invece l’Italia, la letteratura, hanno disperato bisogno di freschezza: abbiamo bisogno di leggere, tanto, leggere diverso e controcorrente, e dedicarci alle piccole realtà editoriali che sempre più spesso attirano voci originali.

 

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