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Benvenuti a Berlino, Babele d’occidente

Un poliziotto tossicodipendente reduce di guerra che da Colonia si trasferisce a Berlino per indagare su un video compromettente che coinvolge il padre; una ragazza che passa le giornate a cercare un lavoro e di notte mantiene se stessa e la sua famiglia prostituendosi in uno dei locali più alla moda della città. Un medico ipnotista, un impresario affamato di soldi, un vagone pieno d’oro proveniente dalla Russia, complotti, intrighi, controrivoluzionari… insomma, una vera e propria Babele. 

E proprio come la città biblica viene descritta Berlino in Babylon Berlin, serie in due stagioni tratta dall’omonimo romanzo e prodotta da Sky: un groviglio di nomi, di corpi, di storie che si incrociano nella capitale tedesca nel periodo a cavallo tra le due Guerre. Ci sono molti aspetti che compongono questo enorme mosaico che racconta non solo una città, ma un’intera generazione: attraverso il racconto di un’indagine di polizia, la storia si snoda attraverso i due conflitti mondiali, mostrando un luogo sospeso tra miseria e corruzione e lo splendore dell’alcool e dell’oro. Berlino è la meta di tutti, il cuore pulsante della vita tedesca e non solo, ma è anche la discarica di tutti i rifiuti umani del mondo.

Di fatto, Babylon Berlin è un poliziesco, un noir d’altri tempi, di quelli che sanno di fumo di sigarette stantie e di impermeabili sotto la pioggia: non a caso il protagonista è un bello e maledetto, il “figlio sbagliato tornato dalla guerra”, dipendente dalle droghe, innamorato della cognata e delle donne in generale… e ovviamente si trova incastrato in indagini sempre più complesse che sfoceranno poi nell’intrigo internazionale. Bellissima la descrizione di questo personaggio, Gereon Rath, che da sprovveduto provinciale diventa il perno dell’intero meccanismo narrativo: ovviamente viene coadiuvato da un universo molto vasto, ma ben presto ci si rende conto che tutte le strade portano a lui, in un modo o nell’altro.

Come lui, nessun personaggio è assolutamente positivo o negativo: anche quello che si rivelerà essere il cattivo in fondo ha le sue buone ragioni, e di contro chi sembra essere l’antagonista diventa poi una figura importante ma che si muove sullo sfondo, e che sarà cruciale alla fine della vicenda. I personaggi femminili sono altrettanto sfaccettati, benché più schierati da una parte o dall’altra: Charlotte, Swetlana, persino la temibile dottoressa comunista sono più facilmente inquadrabili nei loro gesti e comportamenti, incarnando comunque tutte loro aspetti diversi legati all’universo femminile. La giovane ambiziosa, la creatura androgina, la vedova allegra e la vedova sfortunata: un universo femminile che rende conto della condizione (stereotipata, talvolta) delle donne tra le due guerre.

Meravigliosi i colori, di questa serie: si passa dal dorato delle feste à la Gatsby al grigio fumoso della notte, così da immergere ancor di più lo spettatore nell’ambiente caotico di Berlino. Meravigliosa anche la colonna sonora, che riprende i ritmi dell’epoca, e i suoni. C’è anche una grandissima cura nella ricostruzione dell’architettura della città: le strade sono state riportate indietro alla loro antica topografia, così come gli edifici. Non ci sono virtuosismi inutili ma neppure sciocchezze patetiche, che rovinerebbero il mood generale della storia. Insomma, bello.

Babylon Berlin è un piccolo gioiellino che racconta la storia di una metropoli con la voce dei suoi abitanti, senza nasconderne il marcio dietro alle pareti dorate, mostrandone il cuore pulsante e l’intricatissimo mosaico di storie che l’hanno composta e sempre la comporranno.

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2 pensieri riguardo “Benvenuti a Berlino, Babele d’occidente”

  1. Condivido appieno!
    Era da un po’ che non rimanevo a bocca aperta per la precisione e la bellezza di una Berlino di altri tempi.
    Persino nella miseria più cruda la ricostruzione é sfavillante
    Crudo e tagliente ma ipnotico
    Bello davvero.

    Mi piace

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