Libri

Dalle (nostre) rovine

Parlare di sesso, in letteratura come in molti altri ambiti, è estremamente difficile. Ancora più difficile parlare di porno in maniera smaliziata, lontani da battutine e volgarismi molto facili da ottenere ma, a livello di contenuti, molto poveri. Eppure Luciano Funetta, con il suo romanzo Dalle rovine, pubblicato da Tunué, riesce a affrontare questo tema senza scadere nel volgare o nel banale.

Rivera, collezionista di serpenti, gira un video di se stesso ricoperto dai rettili, che scorrono sul suo corpo fino a masturbarlo. Dopo aver lasciato il suo video al proprietario di un cinema a luci rosse, il protagonista entra in contatto con un produttore di film hard che lo lancia sulla scena, portandolo con sé ad un famoso festival di genere a Barcellona. E proprio nella città spagnola Rivera incontra Tapia, pazzo visionario autore di Dalle rovine, sceneggiato snuff sconvolgente che per anni ha tenuto nel cassetto ma che sente sia arrivato il momento di girare. Oltre a loro sulla scena si muovono un regista giovane e ambizioso, una bellissima attrice, e delle strane presenze di cui non sappiamo nulla, se non che sono loro a raccontare la storia.

Gli ingredienti di questo romanzo cupo e asfissiante sono tanti, a prima vista probabilmente troppi: più di una volta ci si chiede “ma dove diavolo vuoi andare a parare?”, soprattutto perché gli attori di questo dramma entrano e escono dalle quinte in maniera rapida e talvolta inaspettata. Eppure funziona: è scritto benissimo, cattura il lettore, lo lascia appeso fino all’ultima pagina – e forse anche oltre – e sviluppa una trama metanarrativa dai risvolti estremi, eppure assolutamente plausibili.

Quello che si respira leggendo queste pagine è il mistero, il non detto, il violento e il torbido. L’ambiente porno è solo un espediente per raccontare le nostre ossessioni, i nostri pensieri più oscuri, sesso compreso. Dalle rovine parla della potenza della suggestione, della follia istintiva dell’animo umano, e anche della sua forza e fermezza. Questo libro presenta gli affetti in maniera cruda, estrema, distorta e esagerata a volte, ma sono sicura che per qualcuno questa visione non sia poi così lontana dal vero. Le voci narranti, che benché si presentino come un’unità parlano di loro stessa al plurale, non hanno un volto, un nome, o una descrizione: seguono Rivera ovunque, a volte gli parlano, solo una volta lui risponde, ma non sappiamo cosa siano. Sono i serpenti? Sono i pensieri di un folle? Sono dei fantasmi? Al lettore l’ardua sentenza. Dopotutto, il romanzo è pieno di simboli che possono essere interpretati come ognuno meglio crede, lasciando una spiazzante libertà a chi legge.

Dalle rovine parla delle nostre città cadute, dei calcinacci delle nostre anime, delle ombre che ci popolano e delle serpi che vi strisciano attraverso: parla del sesso nelle sue sfumature più difficili e violente, pur non utilizzando un linguaggio volgare o ammiccante, dice tutto senza in fondo spiegare niente. Perché non c’è niente da spiegare.

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5 pensieri riguardo “Dalle (nostre) rovine”

      1. Anch’io faccio sempre così al Salone!!!! Mi piace un sacchissimo parlare con gli editori che ancora partecipano alle fiere! E’ davvero una bella occasione di dialogo!

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