Serie TV

La fine del mondo e altre leggerezze

The End of the Fu**king World, la serie di Netflix che ha fatto sin da subito parlare di sé, nasce da un fumetto. Un fumettino piccolo, veloce da leggere, con pochissimi dialoghi e poco spazio per inutili dettagli barocchi. Un volume innocuo, che si trasforma in un violentissimo pugno nello stomaco una volta aperto.

Due ragazzini problematici, un sentimento prima simulato, poi imitato, e infine sentito che li lega – oltre al desiderio di lui di commettere un omicidio, che effettivamente compirà. Un finale pesante, con un sacco di nero sulla carta, che ben descrive questa stramaledetta fine del mondo: questo è la sensazione che si ha leggendo The End of the Fu**king World, sensazione che non viene rispettata dalla serie televisiva, molto più diluita e facile da digerire.

La trama è la stessa, ma la produzione di Netflix cancella tutta l’angoscia e i punti di buio del fumetto, alleggerendo di moltissimo i momenti di tensione e rendendoli quasi divertenti. Certo, in alcuni passaggi (l’omicidio, l’abbandono nella tavola calda e la corsa finale) tutto è costruito per creare del disagio nello spettatore, ma nulla in confronto all’opera scritta. Con questo non intendo dire che l’una sia migliore dell’altra, no: sono due prodotti completamente diversi, entrambi belli a loro modo, che benché condividano la trama e il titolo in comune hanno veramente poco. Dopotutto, i media utilizzati sono differenti, e non sarebbe del tutto onesto aspettarsi una perfetta aderenza tra i due prodotti; mi sembrava però giusto evidenziare come esista una versione più “cattiva” della serie, che per quanto graziosa ho trovato un po’ troppo edulcorata.

Questa è l’unica vera critica che si può muovere alla serie: essere troppo facile. Tutto, dai dialoghi alla fotografia, è pensato per semplificare e rendere più digeribile una storia che è assolutamente tragica e violenta, togliendo forse spazio a qualche approfondimento in più sui personaggi e sulle loro vite. Non bisogna sforzarsi troppo per seguire la serie: si lascia guardare, gli episodi sono brevi, gli attori tutti piuttosto capaci e in fondo fa anche sorridere, ma nulla di più. Naturale che non ci sia nulla di male nella leggerezza, che è anzi una virtù troppo poco praticata ai giorni nostri: tuttavia una leggerezza così artificiosa, che sembra anzi copiare lavori leggeri per davvero, ha come risultato un prodotto davvero molto carino, quasi bello, ma nulla di più.

Però, se ne avete voglia, vi consiglio di andare a vedere cosa succede alla fine di questo stramaledetto mondo.

 

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