Film

Kiss me, my girl, before I’m sick

Quando immaginiamo una storia d’amore, normalmente la prima cosa che ci viene in mente è una bella trama romantica come quella dei film della Disney, con un finale palesemente ottimista e una descrizione delle relazioni perfettamente lineare e semplice.

Ebbene, Il filo nascosto non ha nulla a che fare con una trama del genere.

Paul Thomas Anderson ci ha abituati a film che raccontano di amori impossibili, di scontri tra personalità palesemente inconciliabili che finiscono per allontanarsi o distruggersi a vicenda. Nella sua ultima fatica, però, si raggiunge un equilibrio: sofferto, doloroso, addirittura immorale e incomprensibile per certi versi, eppure attuabile.

I due protagonisti, lui un ricco stilista e lei una cameriera immigrata, si innamorano al primo sguardo. Dopo l’euforia iniziale, però, l’egocentrismo di lui e la prepotenza di lei iniziano a cozzare violentemente, portando la relazione a un apparente punto di rottura… finché la violenza del loro amore e la morbosità della loro dipendenza reciproca non riportano tutto all’equilibrio.

Inutile dire che Il filo nascosto lascia lo spettatore annientato, totalmente. Non solo per la violenza della trama, che viene tuttavia esposta con una grazia e un’eleganza fuori dal comune; ma anche per la bellezza assoluta delle immagini, la cura nella regia, nella cura maniacale per ogni minimo simbolo o dettaglio dell’opera. Sarebbe riduttivo – e di fatto, lo è – dire che questo film è una storia d’amore, e basta: è opera teatrale, è dramma vittoriano e manifesto femminista, è educazione alimentare e specchio delle più sorride pulsioni umane. È freudiano, è onirico, è realistico e tremendamente verosimile. È denuncia di un’epoca ormai passata, nella quale cucire un abito da sposa condanna a non sposarsi mai; è un mondo dove gli uomini comandano, ma in fondo le donne dominano, un tempo nel quale un abito poteva nascondere segreti e desideri nella sua trama.

Il filo nascosto è qualcosa di molto difficile da digerire. Una porzione sola basta a saziare lo spettatore per un po’, e forse qualcuno potrà addirittura pensare di essere vittima di un’intossicazione alimentare, e in cuor suo penserà di non volerne più.

Finché, ovviamente, non gli verrà di nuovo fame. E non vorrà un ultimo bacio prima di sentirsi male.

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